ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

17.10.17

LA RUSSIA E IL MEDIO ORIENTE di Giuseppe Angiuli


«Grandi sconvolgimenti in atto in medio oriente. La Russia baricentro dei nuovi equilibri nella regione 


L’intera regione medio orientale è stata interessata, in questi ultimi tempi, da un generale riassestamento degli equilibri geopolitici il cui risultato appare ogni giorno di più coincidere con un’ascesa irreversibile del ruolo della Russia di Putin, ormai protagonista assoluta nella definizione di tutti i più importanti dossier in agenda. 

A tutto ciò sta facendo da contraltare una tendenziale ritirata strategica degli USA dalla regione: a partire dall’avvento dell’Amministrazione Trump, a Washington ha iniziato a delinearsi una nuova strategia che vedrebbe i nordamericani decisamente più interessati alle sorti del far east (estremo oriente) dove essi hanno necessità di lanciare un’offensiva politico-economica alla Cina e per adesso hanno iniziato a colpirla trasversalmente minacciando alcuni regimi politicamente ad essa assai contigui, come la Corea del Nord di Kim Il-sung e il Myanmar (ex Birmania). 

In medio oriente, il protagonismo della Russia ha iniziato a manifestare il suo carattere decisivo a partire da settembre 2015, quando su richiesta del Presidente siriano Bashar al-Assad (incapace di fronteggiare da solo le forze dello Stato islamico), Mosca ha deciso di scendere direttamente in campo nel conflitto siriano. 

L’inedito dispiegamento militare dei russi, unito all’abile tessitura politico-diplomatica architettata dal Ministro degli Esteri del Cremlino Sergej Lavrov, ha reso possibile in breve tempo la nascita di un solido fronte internazionale di forze compattamente ostili allo Stato islamico ed alle altre formazioni di miliziani di ispirazione jihadista. 
Ne è venuto fuori un comando integrato – dominato dalla componente sciita – che ha visto la partecipazione congiunta dei governi dell’Iraq, dell’Iran e della stessa Siria, oltre al movimento politico-militare libanese Hezbollah, il cui apporto è risultato molto significativo sul terreno dello scontro militare all’interno dei confini siriani. 

Dopo la ritirata dei miliziani jihadisti dalla città di Aleppo nel dicembre 2016 e con la più recente conquista della città di Deir Ezzor da parte dell’esercito regolare di Damasco, le sorti del conflitto siriano appaiono ormai definitivamente segnate con la quasi certa sopravvivenza al potere di Bashar al-Assad. 

La svolta sul terreno militare nel conflitto siriano si è accompagnata in questi ultimi tempi ad una lunga serie di clamorose novità e cambi di campo in tutto il medio oriente. 

Alternando il bastone e la carota, Vladimir Putin è riuscito nell’impresa titanica di costringere i più diversi attori del quadrante medio orientale a mutare la loro strategia di 180 gradi, ribaltando antichi equilibri consolidatissimi e, in alcuni casi, contribuendo a rompere i loro pregiudizi e la loro reciproca incomunicabilità. 
Il turco Erdogan con l'iraniano Ali Khamenei
Nell’azione di persuasione su ciascuno di questi attori è risultato decisivo, da parte russa, il fare leva su quanto sta a loro rispettivamente più a cuore e su cosa possa unire ciascuno di essi ad un altro partner della regione. 

Il neo-sultano turco Recep Tayyip Erdoğan, già sponsor di primo piano dell’ISIS, è stato convinto da Mosca ad abbandonare il progetto di destabilizzazione della Siria e a concentrarsi maggiormente sulla sua stessa sopravvivenza politica. 
Erdoğan si è trovato gioco forza costretto a prendere atto con l’incedere degli eventi che i suggerimenti di Putin andavano effettivamente incontro ai suoi interessi: dopo avere sventato (con il decisivo intervento di forze speciali russe) il tentativo di colpo di Stato atlantista che lo ha visto vittima nel luglio del 2016, egli ha progressivamente abbandonato l’obiettivo di eliminare dalla scena il siriano Assad, iniziando a preoccuparsi unicamente di scongiurare ad ogni costo la nascita di uno Stato curdo nei pressi dei suoi confini (come prefigurato da USA e Israele). 

Da ultimo, sempre con l’avallo decisivo di Mosca, lo stesso Erdogan ha avviato un patto di stretta cooperazione col regime degli ayatollah iraniani, anch’essi fortemente contrari alla nascita di un nuovo Stato curdo. 
Dunque, Turchia e Iran seduti ad uno stesso tavolo: uno scenario semplicemente impensabile soltanto fino a pochi mesi fa e reso possibile unicamente dai buoni uffici del Cremlino. 

Anche la monarchia del piccolo ma influente Stato del Qatar negli ultimi tempi ha cessato il suo sostegno alle milizie della galassia islamista già attive in Siria ed ha iniziato a trovare delle inedite convergenze strategiche con l’Iran: in ballo c’è la cogestione del più grande giacimento offshore di gas naturale liquido del pianeta, collocato a cavallo delle acque territoriali tra i due Stati dirimpettai nel Golfo Persico. 
A nulla sono valse le minacce di invasione da parte della monarchia saudita e la chiamata alle armi dell’Amministrazione Trump, entrambe furiose con Doha per la sua apertura a Teheran: in difesa dell’intangibilità del ricchissimo Qatar e della sua emittente pan-araba Al Jazeera sono immediatamente scesi in campo il Kuwait, l’Oman e la stessa Turchia di Erdogan, che si è detta disposta perfino a dislocare delle truppe di terra a protezione della monarchia degli al-Thani. 
L’immenso giacimento di gas naturale South Pars,
 nel Golfo Persico sarà cogestito tra Qatar e Iran

Il governo di Mosca, al fine di chiudere il cerchio protettivo attorno al Qatar e anche per premiare gli al-Thani per la loro cessazione nell’appoggio ai miliziani islamisti attivi in Siria, ha recentemente cooptato la famiglia reale del piccolo staterello del Golfo Persico all’interno del gigante energetico russo Rosneft, facendole acquisire un quinto della proprietà azionaria. 

Su un altro versante, Putin è apparentemente riuscito a convincere anche il falco israeliano Benjamin Netanyahu a dovere accettare suo malgrado l’inedito scenario appena delineatosi nella regione, a cominciare dalla integrità dei confini della Siria laica e baathista di Assad e dall’uscita dell’Iran (primo nemico in assoluto per Israele) dall’isolamento internazionale. 

In cambio, il Presidente israeliano ha preteso la garanzia che qualsiasi futuro tentativo dello stesso Iran o degli Hezbollah libanesi di insidiare lo Stato sionista incontrerebbe la ferma contrarietà di Mosca. 

Ma il protagonismo russo è vicino ad esplicare i suoi effetti anche all’interno del malconcio campo palestinese, tra le cui fila parrebbe che Mosca si stia adoperando negli ultimi tempi per favorire una inedita riappacificazione tra la fazione islamista di Hamas (dominante a Gaza) e quella laica di Al Fatah (al potere nei territori della Cisgiordania), con la prospettiva di dare vita ad un inedito governo di unità nazionale palestinese. 
Anche l’Egitto, ossia il Paese arabo di gran lunga più popoloso, da quando è retto dal regime militare guidato dal maresciallo al-Sisi, ha iniziato a sperimentare delle inedite forme di cooperazione militare con Mosca del tutto impensabili solo fino a pochi anni fa, tenendo conto che l’Egitto è dipeso per 40 anni dalle forniture statunitensi sia in campo economico che militare. 

Per chiudere il cerchio di questo epocale mutamento di assetti nella regione ed a suggello dei suoi recenti successi militari, economici e diplomatici, il 5 ottobre scorso Putin ha ricevuto in pompa magna a Mosca, per la prima volta in assoluto nella storia dei due Paesi, il capo della famiglia reale saudita, l'ottantunenne Salman bin Abdulaziz Al Saud, che ha raggiunto la capitale russa in compagnia di un codazzo di ben 1.500 dignitari e cortigiani. 
La monarchia di Riyad negli ultimi tempi ha il fiato corto: per colpa del ribasso record del prezzo del petrolio, le entrate statali sono arrivate a toccare i minimi storici, minacciando la stessa sopravvivenza dei Saud. 
L’indipendentismo curdo è fortemente sostenuto da Israele 

Ecco che dunque anche per l’Arabia Saudita si è reso di importanza decisiva sperimentare una inedita intesa commerciale con il governo di Mosca, al fine di stabilizzare il prezzo del greggio. 
Comunque la si pensi sul nuovo protagonismo geopolitico russo e sui riflessi che esso produrrà negli equilibri globali, è indubbio che da quando Putin ha assunto le redini in mano nella regione medio orientale, si è determinato un nuovo assetto contraddistinto dalla stabilizzazione dei conflitti e dall’appianarsi di antiche e ataviche incomprensioni. 

Il vecchio disegno degli israeliani e dei neocons americani di ridisegnare il “grande medio oriente” a loro piacimento, con la distruzione dei vecchi Stati nazionali e con la loro suddivisione lungo linee di faglia etnico-religiose (sciiti/sunniti, arabi/curdi, ecc.) in questi ultimi tempi sembra avere subito un significativo arretramento: nonostante ciò, è verosimile che tanto a Washington quanto a Tel Aviv si seguiterà ancora a lungo a sostenere strumentalmente l’indipendentismo curdo quale principale fattore di destabilizzazione nella regione.

Sotto quest’ultimo punto di vista, palese e scoperto è stato il sostegno fornito da Israele al recente referendum secessionistico promosso dal governo regionale del nord dell’Iraq, controllato dal clan curdo dei Barzani. 
Per intanto, tutte le strade del medio oriente sembrano portare a Mosca».

Continua  »

PORTELLA DELLA GINESTRA: "IN QUESTO LUOGO SACRO"

Portella della Ginestra, venerdì 13 ottobre. 
Sul luogo ove il 1 maggio del 1947, venne compiuto l'eccidio terroristico contro il movimento contadino siciliano, i militanti della Confederazione per la Liberazione Nazionale, assieme ai fratelli siciliani, giurano di raccogliere gli ideali dell'emancipazione del lavoro e della sovranità popolare.
 
Il video qui sotto.


Continua  »

12.10.17

LA LEGGE (E LA BANDA) DELLE TRE "B"

Rosatellum, ovvero la legge BBB: una truffa su-misura per il Bomba di Rignano, il Buffone d'Arcore e il Bulletto di Milano (quello che parla con le felpe) 
La fine ingloriosa di Salvini. Da "grande oppositore" a stampella del regime
 

Quel che c'era da dire sul Rosatellum l'ho già scritto QUI due settimane fa. Adesso siamo quasi all'atto finale. La Camera finirà di votare oggi la cosiddetta "fiducia" ad un governo che aveva dichiarato - non ridete - la sua "neutralità" in materia. Poi seguirà il Senato, verosimilmente con la stessa procedura. I ladri di democrazia hanno fretta, debbono mettere al sicuro il bottino cercando di non lasciare troppe tracce. Dunque ogni mezzo è lecito, anche se ci hanno sempre insegnato che non si cambiano le regole del gioco - tantomeno con la forzatura del voto di fiducia - un minuto prima che inizi la partita. Ma questa è l'Italia dell'autunno 2017, dove colui che dovrebbe essere "arbitro" (il santerello Mattarella) è invece in combutta con la banda di scassinatori che conduce le danze.

Certo, dopo i tre voti di fiducia ci sarà oggi pomeriggio quello finale a scrutinio segreto. Qui non mancheranno i dissidenti, altrimenti detti "franchi tiratori", ma aspettarsi non dico un sussulto democratico (quando mai!), ma anche solo un atto di orgoglio da parte di questo parlamento di peones (senza offesa per i peones, quelli veri) va sinceramente al di là di ogni ragionevole immaginazione. Ecco il risultato di aver voluto tenere in piedi ad ogni costo un parlamento reso illegittimo dalle sentenze della Corte Costituzionale. Ecco i frutti dell'errore - qui il riferimento è ad M5S - di non aver preteso, anche con una scelta aventiniana, il suo scioglimento dopo la grande vittoria del NO il 4 dicembre 2016.

Diversi commentatori si interrogano sulle presunte contraddittorietà del Rosatellum. In realtà questa legge non è affatto contraddittoria, basta che si capisca com'è nata e qual è il suo fine. Cose che ho cercato di spiegare nell'articolo già citato, ma che ricapitolo qui in due righe: questa legge nasce da un patto di ferro Renzi Berlusconi, ed ha lo scopo di riportare il fiorentino a Palazzo Chigi con l'ex cavaliere come partner principale e ben remunerato in quel che più gli interessa.

Capito questo si è capito tutto. Poi, si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco. Ma questo è un altro discorso, e noi ci auguriamo che l'abbuffata di seggi che già pregustano gli vada invece di traverso. Di certo, pur nel pittoresco balletto delle tante leggi elettorali proposte in questi anni, mai se ne era vista una disegnata così su-misura, non solo per un partito, bensì per una persona, anzi due con l'aggiunta di un terzo: il Bulletto padano che parla con le felpe.

Come noto la "fiducia" sta passando alla Camera solo grazie al regalo di Forza Italia e della Lega, i cui parlamentari sono usciti dall'aula per abbassare il quorum. Grande eh, l'opposizione di Salvini! E questo si dovrebbe scontrare niente meno che con l'Europa! Sai che paura a Bruxelles! Sta di fatto che sulla prima fiducia i Sì sono stati 307, sulla seconda 308. Al di sotto quindi della soglia di 316 che corrisponde al 50%+1 dei membri della Camera. Evidentemente la "fiducia" non è poi così forte neppure nel Palazzo, figuriamoci nel Paese.

Ma la scommessa dei ladri di democrazia è semplice: le leggi elettorali sono cose complicate, apparentemente astruse e comunque incomprensibili ai più. Dunque, calcolano i lestofanti, il danno di immagine sarà minimo. Poi di corsa alle elezioni, in modo da rendere difficile la partecipazione a chi dovrà raccogliere le firme. Quindi una campagna elettorale che proverà (vedremo con quale successo) a restaurare il teatrino della politica del bipolarismo che fu. A destra diranno di aver messo su una coalizione per vincere (boom!), idem nel redivivo centrosinistra di Renzi-Alfano-Pisapia (doppio boom!).

In realtà tutti sanno che le coalizioni del Rosatellum servono solo a raggranellare seggi, non a precostituire una maggioranza di governo. Tanto è vero che, a differenza del Mattarellum, la legge prevede che siano i partiti, non le coalizioni, a presentare il proprio programma elettorale.

Per raggiungere i propri scopi la banda delle tre B (il Bomba di Rignano, il Buffone di Arcore e il Bulletto di Milano) non si è posta limiti. Nel Rosatellum c'è tutto il peggio delle leggi elettorali dell'ultimo quarto di secolo. Quelle che sono state in vigore per qualche anno, come quelle abortite prima di vedere la luce. Ci sono i collegi uninominali all'inglese come nel Mattarellum, c'è il meccanismo delle coalizioni artificiali (con tanto di liste civetta) come nel Porcellum, ci sono le liste bloccate com'era nella legge calderoliana ma pure nel Tedeschellum saltato a giugno. E da quest'ultima legge si importa anche il meccanismo di voto unico su quota maggioritaria e proporzionale, un escamotage per favorire le forze teoricamente avvantaggiate nel maggioritario (in pratica la solita banda delle tre B di cui sopra).

Se tutto andrà come predisposto, dopo il voto la coalizione di destra si dividerà: Berlusconi se ne andrà con Renzi, mentre Salvini si rimetterà la felpa del grande oppositore. Ma per favore! Questo pagliaccio, che ama presentarsi come anti-sistema, ha deciso di fare invece da stampella ad una squallida operazione sistemica che punta a stabilizzare la prossima legislatura grazie ai trucchi del Rosatellum.

E perché lo fa? Semplice, per raccattare qualche seggio in più al nord. E' questo il prezzo al quale si è venduto al duo Renzi-Berlusconi. A questo punto, l'unica felpa che dovrebbe indossare dovrebbe portare la scritta «mi vergogno di me stesso».

Al momento non possiamo sapere come andrà il voto finale di oggi pomeriggio a Montecitorio. Teoricamente la maggioranza per l'approvazione della nuova legge-truffa è larghissima. Praticamente, i numeri saranno invece assai più bassi. E non è affatto escluso che proprio i voti della pattuglia leghista risultino alla fine decisivi. Ma decisivi per che cosa? Certo, per mandare in parlamento qualcuno in più dalle valli della bergamasca. Ma, soprattutto, decisivi per garantire una legislatura piena al prossimo governo Renzi. Grande oppositore il Salvini, grande oppositore...

Continua  »

10.10.17

SICILIA: UN ATTO GRAVISSIMO E INACCETTABILE

NO ALLA DEMOCRAZIA FEUDALE!
 

Ultim'ora
 
L'Ufficio Centrale regionale presso la Corte d'Appello di Palermo ha comunicato ieri sera di aver ricusato la lista "NOI SICILIANI CON BUSALACCHI - SICILIA LIBERA E SOVRANA".


Secondo Lorsignori, la sola vera novità del panorama politico siciliano, l'alleanza tra sovranisti costituzionali e autonomisti storici non deve avere accesso alle prossime elezioni regionali.
 

La notizia ha fatto immediatamente il giro, non solo dell'isola, è stata rilanciata da tutte le agenzie, media e Tv nazionali.
 

Perché questa bocciatura? le agenzie non lo dicono, così il cittadino potrebbe pensare che i nostri amici e compagni non ce l'avrebbero fatta a raccogliere le firme necessarie. 
NIENTE DI TUTTO QUESTO!
LE MIGLIAIA DI FIRME NECESSARIE CI SONO E SONO TUTTE VALIDE! 

E allora, a quale CAVILLO formale si sono aggrappati Lorsignori?
 

Leggiamo dal ricorso presentato quest'oggi:

«2. In data 08.10.2017, codesto Ufficio ha deciso l’esclusione della lista regionale “Noi Siciliani con Busalacchi – Vox Populi – Sicilia Libera e Sovrana”. Parte delle sottoscrizioni risulterebbe priva di timbro di congiunzione dell’amministrazione comunale, così determinandosi un difetto nel numero minimo necessario di sottoscrizioni valide.
La ragione di esclusione della lista, pertanto, è essenzialmente ricondotta ad un eccepito difetto di sottoscrizione della lista regionale.
Il provvedimento impugnato è illegittimo e di esso se ne chiede l’annullamento..»


In pratica: le firme per la lista regionale (a cui sono collegate le nove provinciali) erano sufficienti ed erano tutte validate in moduli corretti e adeguatamente vidimati. L'errore consisterebbe nella mancanza di timbro nella copertina dei fascicoli dei moduli.

Quindi? RESPINGIAMO QUESTO SOPRUSO!
Quale che sia l'esito del ricorso in Corte d'Appello, si ricorrerà al TAR e se necessario al Consiglio di Stato.


E VINCEREMO!


E' intollerabile una legge elettorale regionale che obbliga a raccogliere migliaia di firme, in un isola enorme e con nove province in soli dieci giorni (dieci giorni!), o che sia sufficiente avere un deputato nell'ARS (assemblea regionale) per evitare di raccogliere le firme necessarie.


E' INTOLLERABILE CHE SIANO STATE AMMESSE LISTE NOTABILARI E ANTIPOPOLARI, ALCUNE CON CANDIDATI IN ODORE DI MAFIA, E SI CANCELLI LA SOLA VOCE DAVVERO ALTERNATIVA.


NO ALLA DEMOCRAZIA FEUDALE!



Continua  »

O IL PIL O LA VITA di Mauro Pasquinelli

La sopravvivenza del sistema capitalistico è legata a doppio filo alla trasformazione delle nostre menti, dei nostri corpi e dei nostri organi interni in cestino della spazzatura dell'industria culturale ed alimentare.

I nostri corpi non hanno un anima, servono solo a raccogliere spazzatura sotto forma di consumo.

Più siamo insoddisfatti, più consumiamo, più il capitale gioisce. L'infelicità collettiva fa crescere il PIL (prodotto interno lordo) par...ametro con cui tutti i nostri politici misurano il successo delle loro azioni.

Più' ci ammaliamo di cancro più se la ridono le industrie farmaceutiche.
Le malattie fanno crescere il PIL...

Più inquiniamo più saltano di gioia le industrie del petrolio e del disinquinamento.
La devastazione dell'ambiente fa crescere il PIL.

Più facciamo guerre più esultano i fabbricatori di bombe e gli industriali del cemento.
La guerra fa crescere il PIL...

Più guerre scateniamo più migranti ed affamati danno l'assalto ai nostri paesi concedendosi per un salario di fame.
I migranti fanno crescere il PIL...

Più tecnologia sviluppiamo più persone gettiamo sul lastrico e nella precarietà. Disoccupazione e precarietà fanno crescere il PIL...

Più ansie ed insicurezze collettive più lavoro per psicologi, per fiction televisive, per i Barbara d'Urso e i venditori di fumo.
Le ansie fanno crescere il PIL...

Più delinquenti e criminali, più lavoro e profitti per le mafie e le carceri privatizzate, per giudici e avvocati, per xenofobi e politici da strapazzo.
Le mafie fanno crescere il PIL...

Più siamo soli più ci rifugiamo nella tastiera e nei "social media" alla ricerca di un senso da dare alla nostra breve esistenza.
La solitudine fa crescere il PIL...

Più le merci hanno breve vita e muoiono alla scadenza dettata da mode ridicole e pubblicità pervasiva, più spazzatura sommergerà il pianeta.
Moda, pubblicità e rifiuti fanno crescere il PIL.

Potremmo continuare all'infinito.

Tutto è razionalmente calcolato per fare delle disgrazie individuali e collettive il motore della vita economica. Il malessere sociale è il principium movens che anima il sistema economico in cui viviamo.

Il tempo sta per scadere. L'orologio della natura sta suonando il gong finale. Si avvicina il giorno in cui gli umanoidi dovranno svegliarsi e decidere: o il PIL capitalistico o la vita, o dare un un senso ai nostri giorni o una apocalittica barbarie.

Continua  »

9.10.17

PALERMO: I PROTAGONISTI DEL FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI

Come da tempo annunciato si svolgerà SABATO 14 OTTOBRE A PALERMO, PRESSO IL CINEMA "Rouge et Noir", il FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI.

Qui sotto i protagonisti ed il programma del Forum.

Il Forum sarà preceduto, venerdì 13, alle ore 16:30, a Portella della Ginestra dalla CERIMONIA E GIURAMENTO SOLENNE IN MEMORIA DEI MARTIRI SICILIANI DEL LAVORO.

La manifestazione, alle ore 18:00, si trasferirà presso il Consiglio comunale di Piana degli Albanesi per l'incontro con la cittadinanza 


Programma e protagonisti del Forum


FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI
 
Sicilia: centro del Mediterraneo non periferia Sud dell’Unione europea

Palermo 14 ottobre, ore 10:00, cinema Rouge et Noir
 

Presiede: Moreno Pasquinelli 

Ordine dei lavoriIntroduce: BEPPE DE SANTIS
«Popoli sovrani per un Mediterraneo di pace e benessere»
 

Intervengono:
DIMITRIOS MITROPOULOS (Grecia)
Dipartimento esteri di Unità Popolare

«Come Unione europea e Troika hanno fatto della Grecia una colonia»

PEDRO MONTES (Spagna)
Economista, portavoce della Piattaforma Uscire dall’euro

«L’austerità uccide: il falso mito della ripresa economica spagnola»

LOURIMI AJMI (Tunisia)
Membro della direzione del Movimento islamico Ennahda

«L’Islam e l’Occidente: il Mediterraneo come luogo d’incontro di civiltà»

CHRISTIAN RODRIGUEZ (Francia)
Responsabile relazioni estere di France Insoumise

«Unione europea: Piano A, altrimenti Piano B»
 

RAMON FRANQUESA (Catalogna)
Docente di economia mondiale all’Università di Barcellona

«Verso la futura comunità dei popoli mediterranei»

ERASMO VECCHIO Noi siciliani con Busalacchi – Sicilia Libera e Sovrana

«Autonomia, autodeterminazione e sovranità alimentare»
 

FEDERICO M. BUTERA Professore emerito al politecnico di Milano
«Fermare il cambiamento climatico: per un alternativo modello sociale»

Conclusioni
 

FRANCO BUSALACCHI Candidato Presidente alla Assemblea Regionale Siciliana
«Sicilia al centro del Mediterraneo non periferia Sud dell’Europa»

Continua  »

TEMI

Confederazione per la Liberazione Nazionale (54) CLN (40) Sicilia Libera e Sovrana (17) Noi siciliani con Busalacchi (16) Beppe De Santis (14) Italia Ribelle e Sovrana (14) Alitalia (13) II assemblea della CLN 1-3 settembre 2017 (12) elezioni regionali siciliane 2017 (12) nazionalizzazione (11) C.L.N. (9) Leonardo Mazzei (8) Sicilia (7) sinistra (7) Costituzione (6) Fabio Frati (6) Unione Europea (6) sovranità nazionale (6) Italia (5) Luca Massimo Climati (5) Noi Mediterranei (5) Risorgimento Socialista (5) Sandokan (5) immigrazione (5) legge elettorale (5) Alitalia all'Italia (4) CUB trasporti (4) Cerveteri Libera (4) Emiliano Gioia (4) Ferdinando Pastore (4) Matteo Renzi (4) euro (4) popolo (4) sovranità popolare (4) Daniela Di Marco (3) Flat tax (3) Franco Busalacchi (3) Germania (3) Lega Nord (3) Matteo Salvini (3) Movimento 5 Stelle (3) Programma 101 (3) sistema proporzionale (3) 25 aprile 2017 (2) Antonio Amoroso (2) Forza del Popolo (2) Francia (2) Franz Altomare (2) Giovanni Di Cristina (2) Giuseppe Angiuli (2) Grecia (2) In nome del popolo italiano (2) Luciano Canfora (2) Macron (2) Moreno Pasquinelli (2) Partito Democratico (2) Pd (2) Piattaforma sociale Eurostop (2) Piemme (2) Resistenza (2) Riccardo Achilli (2) Rosatellum (2) Ugo Boghetta (2) antifascismo (2) crisi (2) democrazia (2) destra (2) elezioni (2) elezioni 2018 (2) elezioni siciliane 2017 (2) globalizzazione (2) lavoro (2) mercato (2) nazionalismo (2) neoliberismo (2) patriottismo (2) patriottismo costituzionale (2) patriottismo repubblicano (2) politica monetaria (2) populismo (2) 2 giugno (1) Africa (1) Air France-Klm (1) Alessandro Chiavacci (1) Angelo Panebianco (1) Arditi del Popolo (1) Armando Siri (1) Articolo 1-Mdp (1) BCE (1) Bagheria (1) Banca centrale (1) Bernie Sanders (1) CUB (1) Campo Progressista (1) Carlo Formenti (1) Catalogna (1) Cerveteri (1) Ceta (1) Chianciano Terme (1) Chikungunya (1) Civitavecchia (1) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (1) Delta Air Lines (1) Di Maio (1) Die Linke (1) Diego Fusaro (1) Dimitris Mitropoulos (1) Diosdado Toledano (1) Edoardo Biancalana (1) Elkaan (1) Emmanuel Macron (1) Emmezeta (1) Enea Boria (1) Enrico Laghi (1) Eurogruppo (1) Europa (1) Fabrizio De Paoli (1) Festa della Repubblica (1) Fiat Chrysler (1) Fiscal Compact (1) Fondamenta (1) Forum Internazionale 1 settembre 2017 (1) Forum Popoli Mediterranei (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) George Soros (1) Giuliano Pisapia (1) Grassobbio (1) Indipendenza e Costituzione (1) Industria 4.0 (1) Inge Hoger (1) Intesa Sanpaolo (1) Jean Luc Mélenchon (1) Jean-Claude Juncker (1) Jens Weidmann (1) Jeremy Corbyn (1) Kemi Seba (1) La variante populista (1) Le Pen (1) Leoluca Orlando (1) Lillo Musso Massimiliano (1) Luigi Gubitosi (1) Manifestazione Nazionale 25 marzo 2017 (1) Marco Zanni (1) Mariano Ferro (1) Mauro Pasquinelli (1) Mauro Scardovelli (1) Mdp (1) Medioriente (1) Mediterraneo (1) Millennial (1) Mimmo Porcaro (1) Movimento Popolare di Liberazione (1) NPL (1) Nino Galloni (1) Norberto Fragiacomo (1) ONG Jugend Rettet (1) PIL (1) Papa Bergoglio (1) Piano per la Rinascita di Alitalia (1) Pietro Attinasi (1) Pomigliano d’Arco (1) Portella della Ginestra (1) Putin (1) Quantitative easing (1) Referendum in Veneto e Lombardia (1) Reggiani Macchine (1) Regno Unito (1) Rifondazione Comunista (1) Risorgimento (1) Rivoluzione Democratica (1) Roberta Lombardi (1) Roberto Garaffa (1) Russia (1) Senso Comune (1) Silvio Berlusconi (1) Sinistra Italiana (1) Smartphone (1) Socialismo (1) Spagna (1) Stato di diritto (1) Statuto della CLN (1) Stefano Paleari (1) Stx (1) Toni Negri (1) Troika (1) Tsipras (1) Ttip (1) Unità Popolare (1) Venezuela (1) Wolfgang Münchau (1) aiuti di Stato (1) ambiente (1) americanizzazione (1) anarco-immigrazione (1) antimperialismo (1) assemblea fondativa (1) autodeterminazione dei popoli (1) azienda strategica (1) blocco sociale (1) bollette non pagate (1) capitalismo (1) centro-destra (1) centro-sinistra (1) change.org (1) classe (1) classi sociali (1) compagnia di bandiera pubblica (1) comunità (1) costo del lavoro (1) debitocrazia (1) debitori (1) diritti sociali (1) economia (1) elezioni comunali 2017 (1) elezioni comunali siciliani 2017 (1) fabbrica (1) fiducia (1) franco (1) governabilità (1) iGen (1) ideologia (1) immigrazione sostenibile (1) incendi (1) internazionalismo (1) italiani (1) italiano (1) lavoratori (1) legittima difesa (1) libero mercato (1) libero scambio (1) licenziamento (1) lingua (1) lingua nazionale (1) liste civiche (1) mercato libero (1) mercatol (1) migranti (1) neolingua (1) operai (1) ordo-liberismo (1) ordoliberismo (1) partito della nazione (1) petizione (1) piena occupazione (1) post-operaismo (1) poveri (1) povertà (1) precari (1) precariato (1) premio di maggioranza (1) privatizzazione (1) privatizzazioni (1) rappresentanza (1) razzismo (1) reddito di cittadinanza (1) referendum Alitalia (1) repressione (1) ricchezza (1) ricchi (1) robot (1) schiavismo (1) seconda Repubblica (1) sinistra anti-nazionale (1) sinistra sovranista (1) sistema tedesco (1) sociologia (1) sovranismo (1) spread (1) stella rossa (1) tagli ai salari (1) tagli all'occupazione (1) tasse (1) tecnologia (1) xenofobia (1) élite (1)

Blogger templates